La riattivazione del protagonismo delle donne, a 80 anni dal riconoscimento del diritto di voto, è centrale, anche alla luce dei dati allarmanti dell’astensionismo anche proprio tra l’elettorato femminile.
È fondamentale mettere tutte le nostre energie a supporto di battaglie urgenti e necessarie, come quelle per una effettiva parità in ogni ambito, a partire dal mondo del lavoro, della lotta alle segregazioni verticali e orizzontali, che ci impediscono di arrivare ai vertici e ci relegano solo in alcune settori, discriminazioni e alle disuguaglianze che ancora ci sono, a partire da quelle salariali e, di conseguenza, anche pensionistiche. Ma anche la battaglia per una più equa distruzione del carico di cura all’interno delle coppie e delle famiglie, smettendo di parlare sempre e solo di conciliazione al femminile per andare verso una vera condivisione.
Poi c’è il tema dei temi: la lotta al precariato, per affermare che il diritto al lavoro è anche e soprattutto diritto alla buona occupazione, stabile, sicura e di qualità, perché il lavoro di noi donne è sempre più precario e meno tutelato di quello degli uomini.
Per questo, i quesiti referendari su cui presto potremo esprimerci, sono ancora più importanti per noi donne. Il voto deve essere davvero la nostra rivolta. Una rivolta che può e deve essere anche una rivolta femminista.
A pochi giorni dall’8 marzo, ieri ho avuto il piacere di partecipare all’assemblea regionale delle delegate e delle attiviste della Cgil Toscana.
La riattivazione del protagonismo delle donne, a 80 anni dal riconoscimento del diritto di voto, è centrale, anche alla luce dei dati allarmanti dell’astensionismo anche proprio tra l’elettorato femminile.
È fondamentale mettere tutte le nostre energie a supporto di battaglie urgenti e necessarie, come quelle per una effettiva parità in ogni ambito, a partire dal mondo del lavoro, della lotta alle segregazioni verticali e orizzontali, che ci impediscono di arrivare ai vertici e ci relegano solo in alcune settori, discriminazioni e alle disuguaglianze che ancora ci sono, a partire da quelle salariali e, di conseguenza, anche pensionistiche. Ma anche la battaglia per una più equa distruzione del carico di cura all’interno delle coppie e delle famiglie, smettendo di parlare sempre e solo di conciliazione al femminile per andare verso una vera condivisione.
Poi c’è il tema dei temi: la lotta al precariato, per affermare che il diritto al lavoro è anche e soprattutto diritto alla buona occupazione, stabile, sicura e di qualità, perché il lavoro di noi donne è sempre più precario e meno tutelato di quello degli uomini.
Per questo, i quesiti referendari su cui presto potremo esprimerci, sono ancora più importanti per noi donne. Il voto deve essere davvero la nostra rivolta. Una rivolta che può e deve essere anche una rivolta femminista.